Deload: cos'è, quando farlo e come fare la settimana di scarico
Il deload è un periodo di 5–7 giorni con meno serie e la stessa frequenza. Gli atleti di forza lo fanno in media ogni 5,6 settimane.
Redazione OltreFit · Aggiornato il · 8 min di lettura · 6 fonti scientifiche
In breve
- Il deload è un periodo di allenamento ridotto per smaltire la fatica: secondo i coach dura 5–7 giorni, con meno serie e più margine dal cedimento.
- In un sondaggio su 246 atleti di forza e fisico il deload arriva in media ogni 5,6 settimane; i coach intervistati indicano 4–6 settimane.
- Nel deload si taglia il volume, dal 25% a oltre il 50% secondo i coach, si tiene la stessa frequenza e si usano gli stessi esercizi.
- In un RCT su 39 persone allenate, una settimana di stop totale non ha cambiato l'ipertrofia e ha probabilmente tolto 3,6–4,5 kg di massimale allo squat.
- Quasi tutte le indicazioni sul deload vengono dal consenso di coach esperti (grado C): nessuno studio confronta deload programmati e deload su segnali.
Il deload è un periodo breve, di solito 5–7 giorni, in cui riduci apposta l'allenamento per smaltire la fatica accumulata: meno serie, più margine dal cedimento, stessi giorni in palestra[1]. Gli atleti di forza e fisico lo fanno in media ogni 5,6 settimane[3], ma non esiste una cadenza giusta per tutti: le indicazioni vengono quasi solo dal consenso dei coach, non da studi controllati[2].
Cos'è un deload, in pratica?
In un consenso Delphi del 2023, 21 coach di forza e fisico hanno concordato questa definizione: un periodo di stress allenante ridotto, pensato per attenuare la fatica fisiologica e psicologica[2]. Non è una settimana di stop. Continui ad allenarti, ma con meno lavoro.
Il motivo è semplice. Blocco dopo blocco carichi e volume salgono, e la fatica si accumula più in fretta di quanto si smaltisca. A un certo punto le alzate si fermano, le articolazioni protestano e la voglia cala. Il deload abbassa la fatica senza buttare via quello che hai costruito, così il blocco successivo riparte da una base più fresca.
Cosa dice la ricerca sul deload?
Poco, e quasi tutto descrittivo C (grado C, evidenza limitata: consenso di allenatori ed esperti, pratica consolidata o estrapolazione da contesti simili.). Tre lavori raccontano come lo fanno coach e atleti esperti.
- Interviste a 18 coach (2022). Un deload ogni 4–6 settimane, con estremi da circa 3 a 12, della durata di 5–7 giorni. Volume ridotto dal 25% a oltre il 50%, e 1–3 ripetizioni di riserva in più (RIR) oppure circa il 10% di carico in meno. Frequenza invariata, nessun esercizio nuovo. Per lo più i coach mescolano deload programmati e deload decisi al momento[1].
- Consenso Delphi (2023). Tre round, da 34 a 21 coach. Accordo su alcuni principi: la frequenza va decisa sulla persona; vanno bene deload programmati, su segnali o misti; il volume si riduce togliendo serie, ripetizioni o giorni; ci si allena più lontano dal cedimento. Il 95,2% concorda che il carico può restare uguale mentre il volume scende, e l'81% che anche lo stile di vita può far scattare un deload. Nessun accordo, invece, su numeri precisi di frequenza e durata[2].
- Sondaggio su 246 atleti (2024). Un deload ogni 5,6 ± 2,3 settimane, lungo 6,4 ± 1,7 giorni. Il 78,9% riduce le serie, l'83,7% il carico sui multiarticolari, l'84,9% lo sforzo. Il motivo più citato è la fatica (92,3%), e il 62,6% indica il sentirsi a pezzi[3].
Questi dati dicono cosa fanno le persone esperte, non cosa funziona meglio. L'unico RCT su persone allenate che abbiamo trovato ha testato una settimana di stop completo, non un deload attivo[4], e non esiste ancora uno studio che confronti deload programmati e deload decisi sui segnali.
Si perde massa muscolare durante un deload?
Probabilmente no. Nello studio di Coleman e colleghi 39 persone allenate da almeno un anno hanno seguito un programma di 9 settimane ad alto volume, 4 sedute a settimana. Un gruppo si è fermato del tutto nella quinta settimana, l'altro ha continuato. Alla fine l'ipertrofia era simile nei due gruppi[4].
La forza, invece, ha probabilmente risentito un po' della pausa: chi si è fermato ha guadagnato 3,6–4,5 kg in meno di 1RM allo squat al multipower e un po' meno forza isometrica dei quadricipiti. Ha anche riferito più indolenzimento e meno motivazione a fine programma. Lo studio è stato finanziato da Renaissance Periodization, un'azienda che vende programmi di allenamento[4].
Un deload attivo, in cui continui ad allenarti con meno volume, non è stato testato in modo diretto. È ragionevole aspettarsi che costi ancora meno di una settimana di stop, ma resta un'estrapolazione.
Ogni quante settimane fare un deload?
I numeri della pratica sono questi: 4–6 settimane secondo i coach intervistati[1], 5,6 settimane in media con una variabilità ampia (± 2,3) tra gli atleti[3]. Il consenso Delphi non ha trovato accordo su una cifra e dice che la frequenza va decisa sulla persona[2].
Una strada pratica è fissare una data di massima e un controllo intermedio. Nelle schede di OltreFit il deload arriva dopo 6 giri del programma, cioè 6 passaggi completi di tutte le sedute. Con giri di 7–10 giorni sono circa 6–8,5 settimane, all'estremo lungo della pratica comune: per questo alla fine del quarto giro c'è un controllo che può anticiparlo.
Come si fa un deload?
I principi su cui coach e atleti concordano sono cinque[1][2][3]:
- Togli volume. Meno serie per esercizio, dal 25% a oltre il 50% in meno.
- Tieni la frequenza. Stessi giorni di allenamento, così non perdi il ritmo.
- Resta lontano dal cedimento. 1–3 ripetizioni di riserva in più del solito.
- Carico uguale o un po' più basso. Circa il 10% in meno, oppure lo stesso carico con meno serie.
- Stessi esercizi. Niente movimenti nuovi, che di solito portano più indolenzimento.
Ecco come cambia uno squat con bilanciere se di solito fai 4 serie da 6–8 ripetizioni con 100 kg. La terza colonna è l'esempio delle schede di OltreFit: stesse sedute, solo gli esercizi principali, circa l'80% degli ultimi carichi, 2 serie al minimo del range e RPE massimo 7.
| Settimana normale | Deload secondo i coach | Deload nelle schede OltreFit | |
|---|---|---|---|
| Serie | 4 | 2–3 | 2 |
| Ripetizioni | 6–8 | 6–8 | 6 |
| Carico | 100 kg | 90–100 kg | 80 kg |
| Sforzo | RPE 8–9 | 1–3 ripetizioni di riserva in più | RPE ≤ 7 |
| Frequenza | invariata | invariata | invariata |
| Esercizi | tutti | gli stessi | solo i principali |
I parametri delle schede sono una scelta tra tante, non una legge. Togliere il 20% del carico è più di quanto indichino i coach, che parlano di circa il 10% in meno[1] o anche dello stesso carico con meno serie[2]. Se non sai quale carico ti lascia il margine giusto, parti dall'RPE: la guida su RIR e RPE spiega come stimarlo.
Strumento gratuitoTi serve un deload?Sei domande sui segnali di fatica: scopri se è il momento di scaricare.Meglio un deload programmato o quando ne hai bisogno?
Tra i 246 atleti del sondaggio, il 47,2% programma il deload in anticipo, il 39,4% usa un sistema misto e il 13,4% scarica solo quando sente di averne bisogno[3]. Anche i coach intervistati preferiscono in maggioranza il sistema misto[1], e il consenso li considera accettabili tutti e tre[2].
Il sistema misto ha un vantaggio pratico: il calendario ti protegge dall'abitudine di rimandare, i segnali ti fermano prima se la fatica arriva in anticipo. Ma a oggi nessuno studio ha confrontato i due approcci C (grado C, evidenza limitata: consenso di allenatori ed esperti, pratica consolidata o estrapolazione da contesti simili.).
Quali segnali guardare? Nelle schede di OltreFit, dalla fine del quarto giro, ti consigliamo di anticipare il deload se compaiono almeno 2 di questi segnali:
- Alzate in calo. 2 esercizi multiarticolari principali, come lo stacco da terra o la panca piana, peggiorano rispetto alla volta precedente.
- Energia bassa. Media di 5 o meno nei check-in degli ultimi 7 giorni, con almeno 3 check-in.
- Dolore. Sopra 3 su 10 in almeno 2 check-in in 7 giorni.
- Sonno corto. Media sotto 6,5 ore, con almeno 3 notti registrate.
- Massimale stimato in calo. L'e1RM dello stesso esercizio scende di almeno l'1% per 2 volte di fila.
Le soglie e la regola dei 2 segnali sono scelte nostre, non numeri presi da uno studio: servono a non scaricare per una sola giornata storta. Il peso dato a energia e sensazioni ha però una base. Una revisione sistematica di 56 studi ha trovato che le misure soggettive di benessere rispondono ai cambi di carico in modo più sensibile e coerente di quelle oggettive[5]. Il sonno ha una guida a parte: sonno e allenamento.
Come riprendere dopo una pausa?
Se ti sei fermato per una settimana tra vacanze, influenza o lavoro, considera la pausa come un deload: alla prima seduta dopo la pausa ogni esercizio riparte dal carico di prima, senza aumenti, poi la progressione riprende normalmente. È una scelta prudente, non una regola dimostrata. La base è lo studio di Coleman: una settimana di stop non ha cambiato l'ipertrofia e ha tolto, probabilmente, solo qualche chilo di massimale[4].
Anche pause più lunghe fanno meno danni di quanto si tema. In uno studio su 14 uomini non allenati, 24 settimane di allenamento con pause di 3 settimane ogni 6 hanno dato aumenti di massa muscolare e massimale simili all'allenamento continuo, con circa il 25% di settimane di allenamento in meno[6]. Erano principianti, quindi il risultato non si trasferisce pari pari a chi si allena da anni.
Per le pause di più settimane non ci sono numeri affidabili su quanto alleggerire. Riparti più leggero di prima e lascia che l'RPE ti dica dove sei: se un carico che prima era a RPE 8 ora ti sembra a 9, resta lì finché non torna facile. La guida sulla progressione del carico spiega come risalire.
Fonti
- Bell L, Nolan D, Immonen V et al. (2022). “You can't shoot another bullet until you've reloaded the gun”: Coaches' perceptions, practices and experiences of deloading in strength and physique sports. Frontiers in Sports and Active Living. Studio.
- Bell et al. (2023). Integrating Deloading into Strength and Physique Sports Training Programmes: An International Delphi Consensus Approach. Sports Medicine - Open. Consenso di esperti.
- Rogerson et al. (2024). Deloading Practices in Strength and Physique Sports: A Cross-sectional Survey. Sports Medicine - Open. Sondaggio.
- Coleman M et al. (2024). Gaining more from doing less? The effects of a one-week deload period during supervised resistance training on muscular adaptations. PeerJ. Studio randomizzato controllato.
- Saw, Main, Gastin (2016). Monitoring the athlete training response: subjective self-reported measures trump commonly used objective measures: a systematic review. British Journal of Sports Medicine. Revisione sistematica.
- Ogasawara et al. (2013). Comparison of muscle hypertrophy following 6-month of continuous and periodic strength training. European Journal of Applied Physiology. Studio.
Come scegliamo e valutiamo le fonti: il metodo di OltreFit. Hai trovato un errore? Scrivici: correggiamo e aggiorniamo la data.
Domande frequenti
Quanto dura un deload?
Di solito una settimana. I coach intervistati in uno studio del 2022 indicano 5–7 giorni, e 246 atleti di forza e fisico riferiscono in media 6,4 giorni. Se ti alleni a giri invece che a settimane, puoi fare un giro intero in versione ridotta.
Durante il deload devo cambiare esercizi?
No. I coach intervistati sul tema tengono gli stessi esercizi e non ne introducono di nuovi. Il deload serve a ridurre la fatica, e un esercizio nuovo porta indolenzimento e lavoro tecnico in più.
Se mi sento bene posso saltare il deload?
Puoi spostarlo. Il consenso dei coach considera accettabili sia i deload programmati sia quelli decisi sui segnali di fatica. Nessuno studio dice quale approccio funzioni meglio, quindi conviene almeno fissare un controllo periodico e scaricare quando i segnali si accumulano.
Il deload serve anche a chi ha appena iniziato?
Non ci sono studi sui principianti: le indicazioni vengono da coach e atleti di forza e fisico con anni di allenamento. Per chi è all'inizio il criterio più sensato è reattivo: scaricare quando le alzate calano e la fatica si accumula, non per forza a calendario.
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